GRIM

15/6/2007
Performance - Festival Internazionale di Poesia, Genova.
"L'ombra della ragione"
For two musicians, visual artist and dancer,

with:
Giorgio Rossi (dancer)
Alessio Pisani (bassoon)
Mirio Cosottini (trumpet)
Giacomo Bonciolini (visual artist)
Artistic production by GRIM

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L'OMBRA DELLA RAGIONE

La nostra visione dell’uomo rimarrà superficiale finché non risaliremo a questa origine, finché non ritroveremo sotto il brusio delle parole, il silenzio primordiale, finché non descriveremo il gesto che rompe questo silenzio.


Queste le parole del filosofo francese, allievo di Husserl, Merleau-Ponty attraverso le quali interpretare la nostra operazione artistica.


Ci poniamo in una posizione presuntuosamente pre-linguistica, in cui la percezione non distingue un colore da un suono o da un movimento, quasi una percezione di tipo fetale, quando il battito del cuore della mamma non è scisso dal calore e dal movimento del grembo. In questa condizione è il corpo a mostrare, è il corpo a parlare. La parola non è altro che il gesto espressivo del mio corpo corpo vivente linguistico come avrebbe detto Husserl. La parola è intessuta di silenzio, e il silenzio è fatto dal brusio che la parola produce, il silenzio nel quale è possibile parlare senza far uso dei significati.
Quale gesto, quale movimento intenzionato, rompe il silenzio per dispiegare l’umana ragione e sancire la nascita del linguaggio?
Quale gesto può gettare una luce sul dubbio e mostrare l’ombra della ragione?

Il nostro lavoro anticipa e conduce al problema dell’identità, ne fa il punto di arrivo della performance, e lo affronta tentando di mostrare ed emozionare a partire da una condizione dello stare al mondo intenzionale. La musica, il movimento, sono sospesi fra il fuori e il dentro, sono fatti della combinazione di più sensi: la luce, il suono e il movimento. In questa fase le domande sul senso non sono utili.
La poesia, quando arriva non farà altro che ribadire la differenza che nasce nel linguaggio per cui vediamo un di fuori rispetto ad un di dentro con la consapevolezza che sempre e comunque dentro (al linguaggio) siamo.


La poesia è la caduta nel linguaggio, la nascita del pensiero, della razionalità, dell’umanità, ed insieme la sua aspirazione ad uscirne.
Di cosa ci emozioniamo? Dello stare al mondo o del riconoscere i limiti di questo esserci? Di entrambe le cose.
Mi emoziona ciò di cui non riesco a parlare, mi emoziona quando provo a parlarne.